L’Italia ha chiuso il 2025 con un risultato che in pochi si aspettavano: export in crescita del +3,3%, nonostante i dazi Usa. Le imprese italiane hanno tenuto, e in certi settori accelerato, mentre il dibattito sui venti di crisi restava lontano dai porti e dagli stabilimenti. Secondo i dati ISTAT raccolti da Sky TG24, le esportazioni hanno raggiunto 643 miliardi di euro, con un surplus commerciale di 50,7 miliardi.

Macchinari e attrezzature: 18% delle esportazioni totali · Trasporti: 11% · Metalli di base e prodotti: 11% · Crescita export 2025: +3,3% · Quota USA: 10,4%

Panoramica rapida

1Fatti confermati
  • Export 2025 +3,3% nonostante i dazi (Sky TG24)
  • Surplus commerciale 50,746 miliardi euro (Sky TG24)
  • Esportazioni agroalimentari 72,4 miliardi (+4,9%) (Sky TG24)
2Cosa resta incerto
  • Prospettive export 2026 dopo esaurimento scorte pre-dazi
  • Impatto definitivo dei dazi su settori specifici
  • Dati ISTAT completi anno 2025 non ancora pubblicati
3Segnale temporale
  • 7 agosto 2025: dazi Trump 15% entrati in vigore (Cipnes)
  • 1° ottobre 2025: aumento dazi su farmaceutico e arredo, Italia esclusa (ExportUSA)
  • Dicembre 2025: export Italia-USA -0,4% (Sky TG24)
4Cosa viene dopo
  • Possibile rallentamento 2026 per esaurimento scorte pre-dazi
  • Italia mantiene accordo UE-USA che la esclude da nuovi dazi settoriali
  • Surplus Italia-USA sceso a 34,191 miliardi, sotto il 2024

Che cosa esporta di più l’Italia?

Il tessuto produttivo italiano si articola in pochi grandi poli che raccolgono la maggioranza dei flussi verso l’estero. I macchinari e le attrezzature meccaniche dominano con il 18% del totale export, un primato che riflette decenni di specializzazione nei macchinari industriali, nelle apparecchiature elettriche e nella componentistica. Subito dopo troviamo i mezzi di trasporto e i metalli di base, ciascuno al 11%, a segnalare che la nostra industria pesante ha ancora un ruolo rilevante nel commercio internazionale.

I dati ISTAT mostrano come la distribuzione settoriale dell’export italiano nel 2025 si concentra su pochi comparti trainanti:

Settore Quote export (%) Dato 2025
Macchinari e attrezzature 18% Circa 100 miliardi €
Trasporti 11% Trainato da pharma +35%, trasporti +14,2%
Metalli di base e prodotti 11% Stabile
Agroalimentare 72,4 miliardi € (+4,9%)
Tessile, abbigliamento, calzature 60,8 miliardi € (-1,9%)

Il pattern è chiaro: i settori ad alta intensità tecnologica e i prodotti a denominazione reggono meglio alle turbolenze commerciali rispetto ai comparti che lavorano su volumi e costi.

La sorpresa del 2025 arriva dall’agroalimentare, che ha segnato 72,4 miliardi di euroexport con un balzo del +4,9%, mentre la meccanica ha sfiorato i 100 miliardi. Il tessile e l’abbigliamento, storico punto di forza del made in Italy, ha invece ceduto terreno con un calo dell’1,9%, segnalando una fase di contrazione in un comparto che affronta una pressione competitiva crescente.

Qual è la percentuale di export dell’Italia?

L’Italia è un’economia profondamente orientata al commercio estero: le esportazioni nel 2025 hanno totalizzato 643 miliardi di euro, un valore record che colloca il paese tra i principali esportatori europei. La bilancia commerciale ha registrato un attivo di 50,7 miliardi, in crescita di 2,5 miliardi rispetto all’anno precedente, a riprova che la nostra struttura produttiva continua a generare flussi positivi con l’estero.

Su scala europea, l’Italia ha superato la Germania nel ritmo di crescita export: +4,2% contro +4,1%, un dato che non si vedeva da anni. Rispetto alla Francia (+1,1%) e alla Spagna (-0,1%), il divario è ancora più marcato, a indicare una fase di recupero competitivo del sistema Italia che merita attenzione.

Perché conta: il surplus commerciale non è un dato tecnico — è la misura di quanto le nostre imprese guadagnano dall’estero rispetto a quanto spendono per le importazioni. Con 50,7 miliardi di attivo, l’export paga una parte significativa del debito pubblico e sostiene l’occupazione nelle filiere collegate.

Come sta andando l’export italiano?

Il dato aggregato nasconde andamenti trimestrali tutt’altro che lineari. Dopo un anno di crescita costante, l’export ha accusato una battuta d’arresto ad agosto 2025 (-1,1% in valore, -2,8% in volume), proprio quando i dazi di Trump hanno iniziato a incidere sulle catene logistiche verso gli Stati Uniti. La ripresa a settembre è stata però vigorosa: +10,5% in valore, +7,9% in volume, con un export extra-UE che ha segnato un +9,9%.

I dati ISTAT sui primi undici mesi del 2025 mostrano una crescita diffusa su tutto il territorio nazionale:

Periodo Performance export Fonte
Primi 11 mesi 2025 +3,1% valore, +0,4% volume (591,3 mld €) Ministero Esteri
III trimestre 2025 Centro +3,2%, Nord-ovest +2,4%, Nord-est +2,4%, Sud e Isole -0,9% ISTAT
Gen-set 2025 vs anno Centro +14,3%, Sud +3,2%, Nord +1,9%, Isole -7,3% ISTAT

Le divergenze regionali restano il fenomeno più netto: il Centro ha accelerato del +14,3% nei primi nove mesi dell’anno, mentre le Isole hanno perso il 7,3% nello stesso arco temporale. Friuli-Venezia Giulia e Toscana hanno registrato le performance migliori con +22,5% e +20,2% rispettivamente, trascinate dai settori farmaceutico e meccanico.

Il catch: la crescita export del 2025 è in parte trainata da un effetto scorte — le imprese hanno anticipato spedizioni prima dell’entrata in vigore dei dazi, gonfiando i numeri di agosto-ottobre. Quando le scorte si esauriranno, il dato 2026 potrebbe assestarsi su ritmi più contenuti.

Perché questo conta

Per le imprese esportatrici del Centro e del Nord, il 2025 è stato un anno di conferme. Per quelle del Sud e delle Isole, la contrazione richiede interventi strutturali sulle catene logistiche e sulla capacità di accesso ai mercati extra-UE, non semplici incentivi temporanei.

Quanto vale l’export Italia verso gli USA?

Gli Stati Uniti sono il secondo mercato di destinazione dell’export italiano, con una quota del 10,4% che li posiziona appena dietro la Germania (11,3%). Nel 2025, le esportazioni verso gli USA hanno segnato un +7,2% in valore, raggiungendo 69,6 miliardi di euro, e hanno generato un surplus di 34,2 miliardi per l’Italia — il più elevato in assoluto con qualsiasi paese partner.

La dinamica si complica se si guarda al mese di dicembre: l’export verso gli USA è sceso dello 0,4% rispetto a dodici mesi prima, mentre le importazioni dagli USA sono balzate del +61,1%. Un segnale che i dazi hanno iniziato a modificare i flussi bilaterali, incentivando gli acquisti americani e rallentando le vendite italiane.

Nota della redazione

Il deficit commerciale USA con l’Italia è sceso da 43,9 a 30,7 miliardi di dollari nel 2025 — un calo che riflette sia la crescita export italiano sia l’aumento delle importazioni da farmaci e prodotti chimici americani. Gli analisti Cipnes evidenziano come questo squilibrio crescente dalla parte americana rappresenti un fattore di pressione per ulteriori misure restrittive.

Il deficit energetico italiano si è nel frattempo ridotto a 46,9 miliardi da 54,3 miliardi nel 2024, un miglioramento che alleggerisce la pressione sulla bilancia commerciale complessiva e limita l’impatto dei dazi sul saldo finale.

La implicazione: l’Italia ha reggito il colpo dei dazi meglio di quanto previsto, ma la fase di compensazione con scorte pre-acquistate sta terminando. Le imprese esportatrici verso gli USA devono ora valutare se ristrutturare i listini per assorbire parte del costo del dazio o accettare un rallentamento dei volumi.

Quali sono le esportazioni dell’Italia per regione?

La geografia dell’export italiano nel 2025 racconta una storia di divari profondi. Mentre il Centro ha segnato +14,3% trainato dal Lazio e dalla Toscana, e il Nord ha mantenuto un passo stabile intorno al +2%, il Mezzogiorno ha accusato un calo del 6,7% nell’ultimo trimestre dell’anno. Le Isole, in particolare Sardegna e Sicilia, hanno perso il 7,3% nel cumulato dei primi nove mesi.

I dati ISTAT sulle esportazioni regionali mostrano concentrazione della crescita in pochi poli industriali:

Area/Regione Variazione gen-set 2025 Performance
Friuli-Venezia Giulia +22,5% Massima crescita regionale
Toscana +20,2% Seconda per crescita
Lazio +14,0% Terza per crescita
Centro Italia +14,3% Macroarea migliore
Nord-ovest / Nord-est +1,9% Stabile
Sud Italia +3,2% Positiva ma lenta
Isole -7,3% La peggiore
Basilicata -12,1% Calo più accentuato
Sardegna -11,5% Secondo calo peggiore

Tra le regioni in caduta libera, Basilicata e Sardegna occupano le posizioni peggiori con -12,1% e -11,5% rispettivamente, un dato che indica difficoltà strutturali più che turbolenze congiunturali. I settori trainanti del Centro — farmaceutici, meccanica di precisione, nautica — sono hard to replicate in economie che dipendono da logistica e petrolchimica.

Il trade-off: concentrar export su regioni che già eccellono (Friuli, Toscana, Lazio) porta risultati veloci ma accentua le disparità. Per il Sud e le Isole, servono politiche industriali di lungo periodo che costruiscano competenze esportabili, non solo incentivi a corto termine.

“Gli ultimi dati Istat confermano un trend positivo frutto dell’impegno delle imprese e della loro capacità di internazionalizzarsi, ma anche del sostegno del Governo e delle agenzie del Sistema Italia.”

Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri (Sky TG24)

“Export in crescita nel 2025, anche verso gli Stati Uniti: smentiti i profeti di sventura.”

Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy (Sky TG24)

“L’avanzo commerciale nell’interscambio con gli Usa pur rimanendo consistente (34,191 miliardi di euro) è inferiore rispetto al 2024.”

Massimo Dona, Presidente Unione Consumatori (Sky TG24)

L’Italia ha chiuso il 2025 con un export che ha resistito a pressioni commerciali senza precedenti, raggiungendo 643 miliardi di euro e un surplus di 50,7 miliardi che posiziona il paese tra i protagonisti del commercio internazionale. Il dato non è un traguardo — è una base operativa da cui le imprese devono ora decidere se consolidare i mercati esistenti o tentare nuovi approdi prima che i dazi riacutizzino la pressione nel 2026.

In sintesi: L’export italiano nel 2025 ha dimostrato una resilienza che smentisce gli allarmi sui dazi Usa, con +3,3% e 643 miliardi di euro di vendite all’estero. Le imprese del Centro e del Nord-est (Friuli-VG +22,5%, Toscana +20,2%) hanno beneficiato dell’effetto scorte pre-dazi, mentre il Mezzogiorno e le Isole (Sardegna -11,5%, Basilicata -12,1%) hanno perso terreno in modo strutturale. Per le aziende esportatrici verso gli USA, la fase di assestamento post-scorte richiederà scelte strategiche su prezzi e volumi: cedere margini per difendere quote di mercato, o ridurre la dipendenza da un partner commerciale diventato più volatile. Per il sistema-Paese, il divario regionale resta la variabile critica su cui intervenire nel 2026.

Letture correlate: Commercio Italia: Export, Vendite e Bilancia 2025-2026 · Produzione Industriale Italia – Dati Istat Recenti e Prospettive

Tra i mercati principali spicca la crescita export verso gli USA che ha registrato un +7,2% malgrado i dazi, superando Germania e Francia.

Domande frequenti

Quali sono le nazioni che esportano di più?

Nel 2025, le principali economie esportatrici al mondo sono state Cina, Stati Uniti e Germania. L’Italia si posiziona tra i primi 15 esportatori mondiali con 643 miliardi di euro di export, un risultato che la colloca tra i grandi protagonisti del commercio internazionale nonostante le dimensioni contenute del suo PIL rispetto a Cina e USA.

Chi produce più vino, l’Italia o la Francia?

L’Italia mantiene il primato mondiale nella produzione di vino, con volumi che nel 2025 hanno confermato il sorpasso sulla Francia. Questo primato si riflette anche nell’export agroalimentare, che nel 2025 ha raggiunto 72,4 miliardi di euro con un incremento del 4,9%, a conferma della competitività del made in Italy nel settore enogastronomico.

Perché l’economia italiana crollerà dopo il 2026?

Le tesi di un crollo post-2026 provengono principalmente da analisi speculative sui social media e non trovano riscontro nei dati ufficiali ISTAT o nelle previsioni governative. I rischi esistono — rallentamento della domanda globale, escalation dei dazi, crisi energetica — ma l’Italia ha chiuso il 2025 con un export in crescita e un surplus commerciale record, segnali che non supportano scenari catastrofici nel breve periodo.

Chi paga i dazi, chi importa o chi esporta?

I dazi sono imposte applicate sulle importazioni e vengono pagati dall’importatore che riceve la merce nel paese di destinazione. Nel caso dei dazi Usa sui prodotti europei, il compratore americano (importatore) paga un supplemento al costo del prodotto. Questo riduce la competitività del prezzo del produttore europeo, che può scegliere se assorbire il costo, alzare i propri listini, o perdere quote di mercato a favore di fornitori non soggetti a dazi.

Quali sono 3 prodotti made in Italy?

Il made in Italy si articola in tre grandi filiere: l’agroalimentare (vino, olio, formaggi, pasta) con 72,4 miliardi di export nel 2025; la meccanica (macchinari, robotica, componentistica) che domina al 18% dell’export totale; il sistema moda (tessile, abbigliamento, calzature) che nel 2025 ha totalizzato 60,8 miliardi di euro, in calo dell’1,9% rispetto all’anno precedente.